Genera codici fiscali fittizi formalmente validi per testing software, popolare database di sviluppo, training di sistemi o esempi didattici. L'algoritmo è quello ufficiale italiano: estrazione consonanti/vocali da cognome e nome, codifica anno/mese/giorno con sesso, codice catastale del comune e carattere di controllo (CIN) calcolato. Disponibili due modalità: random completo o calcolo a partire dai tuoi dati.
Il codice fiscale italiano è una stringa di 16 caratteri costruita con un algoritmo deterministico: consonanti e vocali di cognome e nome, cifre e lettere per anno, mese e giorno di nascita, il codice catastale del comune e un carattere finale di controllo. Questo generatore riproduce fedelmente quella logica e produce codici fittizi ma formalmente validi, pensati per chi sviluppa software, popola database di prova o studia la struttura del codice. Non corrispondono ad alcuna persona reale e non vanno mai usati per fingersi qualcun altro.
Lo strumento lavora in due modalità. In modalità random genera dati anagrafici plausibili (nome, cognome, sesso, data e comune di nascita) attingendo a una sorgente casuale robusta come random_int, poi applica l'algoritmo ufficiale per comporre le 16 posizioni. In modalità calcolo parti tu dai dati: inserisci cognome, nome, data di nascita, sesso e comune, e ottieni il codice corrispondente secondo le stesse regole usate dall'Agenzia delle Entrate.
Il cuore del calcolo segue le tabelle ministeriali. Le prime tre lettere vengono dal cognome, prendendo nell'ordine le consonanti e poi, se non bastano, le vocali; le tre successive dal nome, con una regola in più: se il nome contiene almeno quattro consonanti si usano la prima, la terza e la quarta (così 'Alessandro' diventa LSN anziché LSS). Seguono due cifre per l'anno, una lettera per il mese secondo la sequenza A-B-C-D-E-H-L-M-P-R-S-T e due cifre per il giorno, con 40 sommato nel caso delle donne. Prima del controllo finale c'è il codice catastale (Belfiore), che identifica il comune o lo Stato estero di nascita.
L'ultimo carattere è il CIN, il carattere di controllo. Si ottiene convertendo i primi 15 caratteri in valori numerici diversi a seconda della posizione pari o dispari, sommandoli e prendendo il resto della divisione per 26, tradotto in una lettera da A a Z. È il motivo per cui un codice generato qui supera i controlli di validità del formato pur restando del tutto fittizio.
Popolare un CRM o un gestionale con centinaia di anagrafiche finte senza toccare dati reali, verificando che i campi CF accettino il formato a 16 caratteri.
Controllare che la maschera di iscrizione di un sito rifiuti un CIN sbagliato e accetti un codice ben formato, ad esempio provando la stessa regex di validazione lato client e lato server.
Mostrare a studenti come da 'Rossi Mario, 1980, Roma' si arrivi a RSSMRA80..., spiegando passo per passo la costruzione delle sei lettere iniziali.
Generare dataset di prova per query, indici e migrazioni, così da testare le prestazioni senza esporre codici fiscali di persone vere.
Confrontare l'output della propria implementazione del calcolo CF con un riferimento, per scovare errori nella tabella dei mesi o nel calcolo del carattere di controllo.
Riempire prototipi, screenshot e presentazioni con esempi realistici ma innocui, evitando di pubblicare per errore il CF di un collega o di un cliente.
Il codice fiscale è stato introdotto in Italia nel 1973 e la sua forza sta nell'essere autoverificante. Le prime 15 posizioni codificano l'anagrafica; la sedicesima è un controllo matematico che intercetta gli errori di battitura più comuni, come lo scambio di due caratteri o una lettera sbagliata. Chi digita un CF errato viene quasi sempre fermato prima ancora che il dato raggiunga un archivio.
Il calcolo del CIN distingue posizioni dispari e pari. Ogni carattere delle prime 15 posizioni viene convertito con due tabelle diverse: nelle posizioni dispari lo '0' vale 1, la 'A' vale 1, la 'B' vale 0 e così via; nelle pari il valore corrisponde all'ordine naturale (0=0, A=0, B=1...). La somma totale, modulo 26, indica la lettera finale.
Un problema concreto è l'omocodia: due persone diverse possono generare gli stessi 15 caratteri, per esempio due omonimi nati lo stesso giorno nello stesso comune. In quel caso l'Agenzia delle Entrate sostituisce, partendo da destra, alcune cifre con lettere secondo una tabella fissa (0 diventa L, 1 diventa M, 2 diventa P e così via), e ricalcola il carattere di controllo. Per questo esistono codici perfettamente validi che contengono lettere dove ci si aspetterebbe numeri.
No. Sono corretti solo nel formato: rispettano l'algoritmo e hanno un carattere di controllo valido, ma non appartengono ad alcuna persona reale e non risultano registrati all'anagrafe tributaria. Servono esclusivamente per test, sviluppo e didattica.
Assolutamente no. Usare un codice fiscale fittizio per fingersi qualcun altro, aggirare controlli o compiere frodi è illegale. Lo strumento nasce per popolare software e ambienti di prova, non per interagire con enti, banche o servizi reali.
Scegli la modalità di calcolo e inserisci cognome, nome, data di nascita, sesso e comune. Lo strumento applica le stesse regole ufficiali e restituisce il codice. Ricorda che l'unico codice ufficialmente valido resta quello attribuito dall'Agenzia delle Entrate.
Succede in caso di omocodia: quando cognome, nome, data e comune generano gli stessi 15 caratteri per due individui diversi. L'Agenzia risolve il conflitto sostituendo alcune cifre con lettere e ricalcolando il carattere di controllo, così ogni persona ottiene un codice unico.
È il carattere di controllo (CIN), calcolato dai primi 15 caratteri con un algoritmo che pesa in modo diverso le posizioni pari e dispari. Serve a intercettare errori di digitazione: se sbagli una lettera, l'ultima quasi sempre non torna.
Il mese è sempre codificato con una lettera (da A per gennaio a T per dicembre). Lettere al posto di cifre nelle altre posizioni indicano invece una correzione da omocodia, del tutto normale e prevista dallo standard.