Genera IBAN italiani fittizi formalmente validi per testing di software bancari, e-commerce, gestionali e simulazioni. Vengono calcolati correttamente sia il CIN italiano (lettera di controllo su ABI+CAB+Conto) sia i 2 check digit ISO 7064. Scegli una banca specifica o lascia random.
Un IBAN italiano è lungo esattamente 27 caratteri e nasconde due controlli matematici in cascata: il CIN nazionale e le due cifre di controllo internazionali. Questo generatore li calcola entrambi in modo corretto, così ottieni codici che superano la validazione formale di qualsiasi software bancario o gestionale, pur restando del tutto fittizi. Serve a chi sviluppa, testa o insegna: popolare un database di prova, verificare una maschera di input, mostrare un esempio a lezione senza mai toccare un conto reale.
Lo strumento costruisce l'IBAN pezzo per pezzo rispettando lo standard ISO 13616 nella sua forma italiana. Genera prima le parti nazionali: cinque cifre ABI (l'istituto), cinque cifre CAB (lo sportello) e dodici caratteri di numero di conto. Su questi calcola il CIN, la lettera di controllo iniziale, tramite le tabelle italiane a pesi pari e dispari con modulo 26.
A questo punto ha già i 23 caratteri del BBAN. Per ricavare le due cifre di controllo internazionali sposta virtualmente 'IT00' in coda, converte le lettere in numeri (I=18, T=29) e applica il modulo 97 secondo ISO 7064: il risultato, sottratto a 98, diventa il check digit che compare subito dopo 'IT'.
L'estrazione delle cifre casuali si appoggia a un generatore crittografico (random_int / CSPRNG), non al vecchio rand(): ogni valore è imprevedibile e non ricostruibile a ritroso. Questo evita pattern ripetuti quando generi centinaia di IBAN in serie per un dataset di test.
Riempi una tabella clienti di staging con 5.000 IBAN plausibili senza esporre dati bancari veri, così query e report girano su volumi realistici.
Verifica che il form di anagrafica accetti il formato corretto e rifiuti quello sbagliato, provando un IBAN con checksum valido contro lo stesso codice alterato di una sola cifra.
In un corso di contabilità o programmazione mostri com'è composto un IBAN e come lavora il modulo 97, usando esempi che non appartengono a nessuno.
Inserisci un IBAN credibile in un mockup di fattura o di area riservata da presentare al cliente, senza chiedere in prestito il conto di un collega.
Simuli il flusso di un bonifico o di un mandato SDD nel tuo software, verificando che i controlli formali sull'IBAN passino prima di collegare l'ambiente reale.
Alleghi a una segnalazione un IBAN di esempio che scatena l'errore, così lo sviluppatore riproduce il caso senza maneggiare coordinate reali.
L'IBAN nasce a fine anni Novanta per uniformare le coordinate bancarie europee e ridurre gli errori nei bonifici transfrontalieri. Prima c'era il solo BBAN nazionale, in Italia le vecchie coordinate con CIN, ABI, CAB e numero di conto: l'IBAN le ingloba tutte e antepone il codice paese e due cifre di controllo comuni a tutta l'area SEPA.
Ogni blocco ha un significato preciso. Il CIN è una lettera che protegge le sole parti nazionali ed è un'eredità italiana precedente all'IBAN. L'ABI identifica la banca (per esempio il codice 02008 è storicamente riconducibile a un grande gruppo nazionale), il CAB indica la filiale e i dodici caratteri finali sono il numero di conto, che può contenere anche lettere.
Il vero cuore antifrode formale sono le due cifre dopo 'IT'. Usano l'algoritmo mod 97-10 dello standard ISO 7064: l'intero codice viene trasformato in una lunga stringa numerica, divisa per 97, e il resto determina il controllo. Questo schema intercetta tutti gli errori di battitura di una cifra e quasi tutte le trasposizioni di cifre adiacenti, il classico scambio tra due numeri vicini.
Attenzione a un punto spesso frainteso: un IBAN formalmente valido non è per forza attivo. La matematica conferma solo che il codice è ben scritto, non che dietro ci sia un conto aperto e capiente. Per questo un IBAN fittizio come quelli generati qui supera i controlli di formato ma non corrisponde ad alcun rapporto bancario reale.
No. Sono validi solo nel formato: superano i controlli matematici di CIN e check digit, ma non sono collegati ad alcun conto corrente esistente. Un bonifico verso uno di questi codici verrebbe rifiutato o resterebbe sospeso, quindi vanno usati unicamente per test, sviluppo e didattica.
Perché i software controllano le due cifre dopo 'IT' con l'algoritmo mod 97: se non tornano, il codice viene scartato come errato. Digitando cifre a caso la probabilità che il checksum sia corretto è circa una su 97, per questo serve un generatore che lo calcoli davvero come fa questo strumento.
Usarli per testare software, creare esempi o insegnare è del tutto legittimo, perché non appartengono a nessuno. Diventa illecito qualsiasi impiego per ingannare qualcuno, simulare pagamenti mai avvenuti o commettere frodi: in quel caso il problema non è il codice, ma l'uso che se ne fa.
Il CIN è la lettera di controllo nazionale italiana, calcolata solo su ABI, CAB e numero di conto con tabelle a pesi e modulo 26. Le due cifre subito dopo 'IT' sono invece il controllo internazionale, comune a tutti i paesi, basato sul modulo 97. Sono due meccanismi distinti che convivono nello stesso codice.
Genera i codici che ti servono e incollali nella colonna IBAN del tuo ambiente di staging, oppure copiali in un file CSV da importare. Poiché ogni codice è già formalmente valido, i controlli lato applicazione lo accetteranno senza sollevare errori di formato durante i test.
L'IBAN italiano ha sempre 27 caratteri, ma la lunghezza cambia da paese a paese: la Germania ne usa 22, la Francia 27, la Spagna 24. A cambiare è solo la struttura del BBAN nazionale, mentre il codice paese iniziale e le due cifre di controllo con mod 97 sono comuni a tutti.