Genera indirizzi IP casuali in formato IPv4 o IPv6 per testing, sviluppo, fake data, analisi di rete e simulazioni. Puoi limitare la generazione ai range pubblici, privati (RFC 1918), loopback, documentazione (RFC 5737) o totalmente casuali.
Genera indirizzi IPv4 e IPv6 casuali in un clic, pronti da incollare nei tuoi test. È lo strumento giusto per chi sviluppa software, amministra reti o insegna networking e ha bisogno di indirizzi plausibili senza toccare quelli reali di utenti o clienti. Puoi restare nei range pubblici instradabili, nei blocchi privati come 192.168.x.x o in quelli riservati alla documentazione (192.0.2.0/24). Ogni valore nasce da un generatore crittograficamente sicuro: la distribuzione è uniforme su tutto lo spazio scelto e non segue alcuno schema prevedibile.
Gli indirizzi partono da numeri estratti con un CSPRNG (in PHP la funzione random_int), non dal classico rand pseudo-casuale. Per un IPv4 lo strumento sceglie quattro ottetti tra 0 e 255, ad esempio 47.203.11.88; per un IPv6 genera otto gruppi da 16 bit in esadecimale, come 2001:0db8:85a3::8a2e:0370:7334. Il risultato è una distribuzione uniforme e imprevedibile.
Puoi indirizzare la generazione verso il tipo di spazio che ti serve: indirizzi pubblici instradabili, blocchi privati RFC 1918, oppure range riservati e di documentazione. Così eviti di produrre per sbaglio un indirizzo speciale quando ti serve un IP 'reale', o al contrario resti confinato nella LAN quando collaudi una rete locale.
Ogni indirizzo è calcolato in modo indipendente dagli altri: puoi generarne uno alla volta o interi elenchi da copiare e incollare direttamente nei file di test.
Riempi una tabella utenti con centinaia di IP finti per collaudare geolocalizzazione o rate-limiting, senza mai salvare gli indirizzi reali dei clienti.
Genera indirizzi per provare regole iptables o security group AWS, ad esempio verificare che un blocco su 10.0.0.0/8 filtri davvero il traffico previsto.
Costruisci finti access log Apache o Nginx con IP variati per testare parser, dashboard e query di aggregazione geografica prima di andare in produzione.
Mostra subnetting, classi di indirizzi e notazione CIDR con esempi concreti di IPv4 e IPv6 durante un corso o un tutorial.
Alimenta le suite di unit test con IPv6 casuali per verificare che regex e funzioni di parsing gestiscano le notazioni compresse, come ::1 o 2001:db8::.
Popola un mockup di pannello admin o una mappa dei visitatori con indirizzi credibili prima di collegare i dati veri.
Non ogni indirizzo IPv4 è instradabile su Internet. La RFC 1918 riserva tre blocchi all'uso privato: 10.0.0.0/8, 172.16.0.0/12 e 192.168.0.0/16. Sono gli indirizzi che vivono dietro il router di casa o dell'ufficio, riutilizzabili all'infinito perché non compaiono mai sulla rete pubblica.
Accanto ai privati esistono i blocchi speciali. 127.0.0.0/8 è il loopback (il celebre 127.0.0.1, cioè 'localhost'), 169.254.0.0/16 è l'auto-assegnazione APIPA quando il DHCP fallisce, e 100.64.0.0/10 è lo spazio CGNAT usato dai provider. Anche la documentazione ha i suoi range dedicati agli esempi: 192.0.2.0/24, 198.51.100.0/24 e 203.0.113.0/24 (RFC 5737).
Il motivo per cui esistono IPv6 e generatori come questo è l'esaurimento degli indirizzi. I circa 4,3 miliardi di IPv4 (2^32) sono finiti a livello globale già dal febbraio 2011, con l'assegnazione degli ultimi blocchi liberi da parte della IANA. IPv6, con i suoi 128 bit, offre 2^128 indirizzi — un numero da 39 cifre — scritti in otto gruppi esadecimali come 2001:0db8:85a3::8a2e:0370:7334.
Quando produci indirizzi finti per un test, restare nei range di documentazione o privati è buona pratica: eviti di stampare in un log o in uno screenshot un IP realmente assegnato a qualcuno, con tutti gli equivoci che ne seguono.
Sono estratti a caso, quindi un IPv4 pubblico potrebbe teoricamente coincidere con uno realmente assegnato. Se ti servono indirizzi per documentazione o screenshot, conviene usare i range privati o quelli riservati agli esempi (come 192.0.2.0/24): non identificano nessuno.
IPv4 usa 32 bit e si scrive come quattro numeri da 0 a 255 (es. 93.184.216.34), per un totale di circa 4,3 miliardi di indirizzi ormai esauriti. IPv6 usa 128 bit in notazione esadecimale (es. 2001:db8::1) e offre uno spazio praticamente illimitato, nato proprio per superare la scarsità di IPv4.
Sì, basta selezionare il tipo privato: otterrai indirizzi nei blocchi 10.0.0.0/8, 172.16.0.0/12 o 192.168.0.0/16. Sono gli stessi che il router assegna ai dispositivi di casa, ideali per simulare una LAN in ambiente di test.
Sì. Usiamo un generatore crittograficamente sicuro (random_int) al posto del semplice rand: la distribuzione è uniforme e non prevedibile, adatta anche a chi ha bisogno di campioni statisticamente affidabili e senza pattern ripetuti.
127.0.0.1 è il loopback, cioè 'la macchina stessa' (localhost), e non esce mai sulla rete. 192.168.1.1 è un tipico indirizzo privato, spesso quello del router di casa: entrambi appartengono a categorie speciali che di norma non ottieni quando chiedi un IP pubblico.
No. Generare un indirizzo casuale non cambia in alcun modo l'IP con cui ti colleghi a Internet. Per mascherarlo servono strumenti come una VPN o un proxy; questo generatore produce solo valori fittizi per test e sviluppo.