Genera indirizzi MAC casuali conformi allo standard IEEE 802 per testing di rete,
sviluppo software, simulazioni, virtualizzazione e laboratori. Scegli un vendor OUI famoso (Apple, Cisco, Intel...)
oppure indirizzi completamente casuali. Disponibili tutti i formati standard: XX:XX:XX:XX:XX:XX,
XX-XX-XX-XX-XX-XX, formato Cisco XXXX.XXXX.XXXX e XXXXXXXXXXXX.
Un MAC address è l'identificativo fisico a 48 bit assegnato a ogni scheda di rete, e questo generatore ne produce di casuali già formattati e pronti da incollare in un file di configurazione o in un comando. Serve a chi lavora con le reti: amministratori di sistema, sviluppatori di firmware, tecnici che devono popolare un lab virtuale con centinaia di dispositivi finti. Puoi scegliere il formato (colon, hyphen o dot Cisco) e decidere se partire dall'OUI di un vendor noto oppure generare l'indirizzo interamente random.
Un MAC address è composto da sei ottetti, cioè 48 bit espressi in esadecimale. I primi tre ottetti formano l'OUI (Organizationally Unique Identifier), il codice che l'IEEE assegna al produttore; i tre successivi identificano la singola scheda. Il generatore riempie questi byte con valori casuali e li assembla nel formato che hai scelto.
La casualità viene prodotta da un generatore crittografico (CSPRNG, come random_int) e non da un semplice rand: questo evita pattern prevedibili e riduce le collisioni quando ne generi molti in sequenza. Se selezioni un vendor noto, i primi tre ottetti restano fissi sull'OUI reale di quel produttore e vengono randomizzati solo gli ultimi tre, quelli specifici della scheda.
Sul primo ottetto agiscono due bit di controllo: il bit meno significativo (I/G) distingue unicast da multicast, mentre il secondo bit meno significativo (U/L) distingue gli indirizzi globali assegnati dall'IEEE da quelli amministrati localmente. Per non entrare in conflitto con hardware reale conviene generare indirizzi con il bit U/L a 1, cioè locally administered: il generatore li riconosce dai prefissi che terminano in 2, 6, A o E nel primo ottetto.
Popoli un ambiente GNS3 o EVE-NG con decine di host virtuali, ognuno con un MAC univoco, senza doverli inventare a mano uno per uno.
Generi un indirizzo locally administered da usare con ip link set o macchanger per non esporre il MAC reale su una rete Wi-Fi pubblica.
Assegni MAC diversi a più VM clonate su VirtualBox o VMware, evitando i conflitti che manderebbero in tilt il DHCP della rete.
Alimenti test automatici che validano parser di indirizzi o logica di filtraggio MAC con dati realistici ma finti, senza toccare hardware vero.
Simuli l'identità di interi lotti di dispositivi durante lo sviluppo, verificando come il server gestisce provisioning e whitelist prima della produzione.
In un corso di reti mostri agli studenti la struttura OUI più identificativo scheda, con esempi diversi a ogni click.
L'OUI è un blocco di 24 bit che l'IEEE Registration Authority vende ai produttori di hardware. Chi lo acquista ottiene l'uso esclusivo di quel prefisso e può numerare le proprie schede con i restanti 24 bit, per un totale di circa 16,7 milioni di indirizzi (2^24) a blocco. È così che, leggendo i primi tre ottetti di un MAC, strumenti come Wireshark riescono a dire se una scheda è Dell, Apple o Cisco.
Con lo spazio a 48 bit che iniziava a stringere per i grandi produttori, l'IEEE ha introdotto assegnazioni più piccole come MA-M e MA-S, che concedono meno indirizzi ma abbassano il costo per chi ne produce pochi. Il formato dot di Cisco (001A.2B3C.4D5E) nasce invece da una convenzione dell'IOS, che raggruppa gli ottetti a coppie di due byte anziché separarli con i due punti.
Un aspetto spesso trascurato è la randomizzazione dei MAC nei dispositivi moderni. Da Android 10, iOS 14 e Windows 10 in poi, telefoni e portatili usano un MAC casuale e locally administered durante la scansione delle reti Wi-Fi, proprio per impedire il tracciamento da un hotspot all'altro. Gli indirizzi che questo strumento genera con il bit U/L attivo appartengono alla stessa famiglia.
Sì, puoi assegnarli a interfacce virtuali o reali con macchanger o ip link set. Per evitare conflitti con hardware esistente conviene usare indirizzi locally administered, cioè con il secondo bit meno significativo del primo ottetto impostato a 1.
Sono solo modi diversi di scrivere gli stessi 48 bit. Il colon (00:1A:2B:3C:4D:5E) è lo standard IEEE 802 e la notazione usata su Linux e macOS, l'hyphen (00-1A-2B-3C-4D-5E) è tipico di Windows, il dot Cisco (001A.2B3C.4D5E) raggruppa gli ottetti a coppie ed è usato nell'IOS.
Vuol dire fissare i primi tre ottetti sul prefisso reale di un produttore, così l'indirizzo appare come appartenente a quel marchio quando viene analizzato. Restano randomizzati solo gli ultimi tre ottetti, quelli che identificano la singola scheda.
La probabilità è estremamente bassa: la parte casuale copre 24 bit con un vendor fisso o 48 bit se interamente random, e la generazione usa un CSPRNG. Su volumi enormi una collisione resta teoricamente possibile, quindi per liste critiche conviene deduplicare i risultati.
Aiuta contro il tracciamento basato sul MAC, la stessa logica dietro la randomizzazione Wi-Fi di smartphone e PC. Non nasconde però altri identificatori come indirizzo IP, cookie o fingerprint del browser, quindi da solo non garantisce l'anonimato.
Sì, lo strumento permette la generazione in blocco per riempire velocemente un file di inventario o una configurazione. Copi l'elenco e lo incolli direttamente nel tuo script o nel gestore di macchine virtuali.