Genera indirizzi wallet crypto fittizi con formato visivamente corretto per Bitcoin (Legacy P2PKH e SegWit Bech32), Ethereum, Litecoin e Solana. Utili per testare UI, validazioni di form, placeholder in mockup, esempi educativi.
Un indirizzo Bitcoin che comincia con bc1, uno Ethereum lungo esattamente 42 caratteri, una chiave Solana in Base58: questo strumento li produce nel formato preciso previsto da ciascuna blockchain, ma completamente inventati. Servono a chi sviluppa wallet, scrive test automatici o allestisce una demo e ha bisogno di stringhe credibili senza toccare fondi veri. Ogni indirizzo rispetta lunghezza, prefisso e checksum della rete scelta, così supera la validazione formale pur non essendo collegato ad alcun conto, saldo o chiave privata esistente.
Ogni rete ha un formato preciso e lo strumento lo riproduce fedelmente. Per Bitcoin puoi ottenere un indirizzo legacy (inizia con 1), uno P2SH (inizia con 3) o un SegWit Bech32 (bc1...), tutti con la codifica corretta e il rispettivo checksum. Per Ethereum viene generato lo standard 0x seguito da 40 caratteri esadecimali con la maiuscolatura mista dell'EIP-55; per Solana una stringa Base58 sui 44 caratteri; per Litecoin i prefissi L, M o ltc1.
La casualità non è cosmetica: i byte grezzi arrivano da un generatore crittograficamente sicuro (CSPRNG), lo stesso principio che i wallet reali usano per non produrre indirizzi prevedibili. Su quei byte lo strumento applica poi l'algoritmo di codifica della rete: Base58Check per Bitcoin e Litecoin, l'hashing Keccak per il checksum di Ethereum, Base58 puro per Solana.
Il risultato è un indirizzo sintatticamente perfetto ma orfano: nessuna chiave privata lo controlla, quindi non è associato a saldi, transazioni o proprietari. È esattamente ciò che serve per un test, e allo stesso tempo il motivo per cui non deve mai finire in un pagamento reale né essere usato per simulare un incasso.
Verificare che la funzione isValidAddress() del tuo backend accetti un bc1q... e rifiuti una stringa storpiata, senza mettere indirizzi reali nella suite di test.
Popolare l'interfaccia di un exchange o di un portafoglio con indirizzi credibili per uno screenshot o una presentazione, al posto del solito 0x000...000.
Mostrare a un corso la differenza fra un indirizzo legacy che parte con 1 e un SegWit che parte con bc1, o fra un ETH da 42 caratteri e una chiave Solana in Base58.
Riempire una tabella di sviluppo con migliaia di finti wallet per collaudare query, indici e paginazione prima che arrivino i dati veri.
Inviare payload di prova a un endpoint che si aspetta un campo address ben formato, per controllare parsing e risposte senza interrogare la rete reale.
Generare un indirizzo di lunghezza tipica per verificare come si comporta un QR code o un campo troncato con i puntini nel tuo layout responsive.
Un indirizzo crypto non è assegnato da un'autorità centrale: è il risultato pubblico di una chiave privata segreta. Da una chiave privata si ricava una chiave pubblica e da questa, con hashing e codifica, l'indirizzo. Chiunque può calcolare una stringa che rispetta il formato, ma solo chi possiede la chiave privata corrispondente potrebbe muovere gli eventuali fondi ricevuti su quell'indirizzo.
Il checksum è ciò che rende un indirizzo verificabile a colpo d'occhio dai software. In Base58Check (Bitcoin, Litecoin) gli ultimi 4 byte derivano da un doppio SHA-256 del resto: se sbagli una lettera digitandolo, il controllo fallisce e il wallet ti avverte prima di inviare. Ethereum usa un meccanismo diverso, l'EIP-55: la maiuscolatura delle lettere a-f nell'esadecimale codifica un checksum basato su Keccak-256, ed è per questo che vedi un misto di maiuscole e minuscole.
Lo spazio degli indirizzi è così vasto da rendere le collisioni un problema puramente teorico. Un indirizzo Bitcoin corrisponde a 160 bit di hash, cioè circa 2 elevato alla 160 possibilità: un numero di 49 cifre. È il motivo per cui generare stringhe casuali ben formate non rischia praticamente mai di intercettare un wallet realmente in uso.
No, e non bisogna provarci. Non esiste alcuna chiave privata associata a queste stringhe, quindi qualsiasi importo inviato a uno di questi indirizzi sarebbe perso per sempre, senza modo di recuperarlo. Sono dati fittizi: usali solo per test, sviluppo e didattica, mai per pagamenti.
Sì: stai solo creando stringhe che rispettano un formato pubblico, un'operazione comune nello sviluppo software. Diventa illecito se le usi per ingannare qualcuno, simulare un pagamento ricevuto o commettere una frode. In quel caso il reato è l'inganno, non la generazione della stringa.
È lo standard EIP-55. La maiuscolatura delle lettere a-f codifica un checksum calcolato con Keccak-256, così un software può accorgersi se hai copiato male l'indirizzo. Un indirizzo tutto minuscolo resta valido, ma perde questa protezione contro gli errori di battitura.
Quello con 1 è il formato legacy P2PKH originale; bc1 è un indirizzo SegWit in codifica Bech32, più recente. Il Bech32 usa solo lettere minuscole, comporta commissioni di transazione tipicamente più basse e ha un checksum più robusto. Esistono anche gli indirizzi P2SH che iniziano con 3.
Sì, è uno degli usi principali: rigenera più volte o integra la logica nel tuo seed per ottenere tutte le stringhe ben formate che ti servono. Restano indirizzi finti e scollegati fra loro, perfetti per collaudare tabelle, query e interfacce.
In pratica no. Lo spazio degli indirizzi è enorme (per Bitcoin dell'ordine di 2 elevato alla 160), quindi la probabilità di colpire un wallet esistente è talmente bassa da essere trascurabile. E anche in quel caso ipotetico, senza la chiave privata non potresti comunque farci nulla.